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Storie: 64 anni fa la vittoria di Ribot nelle King George. Un mito senza tempo

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Sabato l’edizione 2020 e rincorsa verso la storia per Enable. Ma tra le vittorie iconiche delle King George VI & Queen Elizabeth II Stakes, un posticino tutto speciale ce lo ha il campione Ribot, forse il cavallo italiano più forte di tutti i tempi, salito agli onori delle cronache per la sua incredibile carriera da imbattuto in 16 corse disputate.
Nato a Newmarket il 27 Febbraio del 1952 da Tenerani e Romanella, era di proprietà della Razza Dormello Olgiata che apparteneva a Federico Tesio, allevatore e allenatore, e al marchese Mario Incisa della Rocchetta che ne era diventato socio nel 1932. L’interprete di tutte le sue corse fu il fantino Enrico Camici.
Ribot deve la sua fama alla sua imbattibilità in carriera, con sedici vittorie consecutive nei più importanti gran premi in ambito europeo, tra i quali due edizioni dell’Arc de Triomphe a Longchamp e una delle King George and Queen Elizabeth Stakes ad Ascot.
La storia è nota, ed è quella del brutto anatroccolo diventato cigno. Considerato “ordinario” nel fisico e nel pedigree, inizialmente fu snobbato tanto che non fu nemmeno iscritto al Derby, cosa che in quegli anni si faceva alla concezione dell’idea del puledro.
Agli occhi di Vittorio Ugo Penco, una volta scomparso Tesio il 1° Maggio del 1954, era un fuoriclasse. Debuttò il 4 Luglio del 1954 a Milano nel Premio Tramuschio sui 1000 metri: Facile alla meta. Due mesi dopo vinse il Criterium Nazionale e successivamente il Gran Criterium su terreno pesante, tanto che Ribot dovette lottare per battere Gail, un cavallo della Razza del Soldo, allenato da Federico Regoli.
Da quel momento Ribot cominciò a correre su distanze ancora più congeniali alle sue caratteristiche. A 3 anni esordì nella stagione nel Premio Pisa del 6 Marzo 1955, sui 1500 metri. Nel Filiberto vinse di 10 battendo ancora Gail, ma tra le due vittorie raccontate, nell’occasione di un lavoro in pista, riuscì a tenere a distanza un altro famoso cavallo quale Botticelli, che era stato autore del doppio Parioli-Derby nel 1954 e futuro vincitore di una Gold Cup ad Ascot.

Non potendo correre il Derby, si concentrò sul Prix de l’Arc de Triomphe rifinendo a San Siro nel Premio Brembo, sui 2200 metri, poi nel Premio Besana, sui 2400 metri concludendo le due corse con facili successi.
L’8 Ottobre del 1955, nonostante si presentasse imbattuto all’Arc, non era tra i cavalli più considerati contro i migliori “anziani” europei. Pagava 10 e vinse di 3, nonostante un percorso pulitissimo. Due settimane dopo si concesse il bis nel Jockey Club a San Siro vincendo di 15 lunghezze.

Nel 1956, da anziano, la sua stagione cominciò da San Siro con 3 vittorie disarmanti. Senza avversari in Italia, partecipò appunto alle King George & Queen Elizabeth Stakes in programma il 21 luglio del 1956.
Tra i 100,000 spettatori di Ascot c’era anche la Regina Elisabetta, venuta a sostenere il proprio portacolori High Veldt. La corsa sembrò in un primo momento volgere a favore proprio di quest’ultimo, ancora in testa agli ultimi 400 metri, ma nel tratto conclusivo Ribot emerse, sorpassando l’avversario e vincendo di cinque lunghezze. Gli appassionati inglesi si tolsero il cappello di fronte alla sua prestazione: un privilegio riservato soltanto ai cavalli della regina. Elisabetta II, pur battuta, si congratulò sportivamente con il proprietario: “It is exciting to see a good horse winning; Ribot greatly amazed me”.

Il marchese Mario Incisa della Rocchetta, unico proprietario dopo la morte di Federico Tesio, decise di correre ancora l’Arc del 1956, con risultato ormai negli annali.