Andrea Marcialis si difende da accuse e perquisizione: «Non hanno trovato nulla»

La bomba è scoppiata giovedì sera, quando il quotidiano Le Parisien ha pubblicato on line un pezzo dai toni piuttosto coloriti su una perquisizione avvenuta in mattinata presso la scuderia di Andrea Marcialis da parte della Polizia delle Corse e dei Giochi, su incarico della pretura di Senlis. Le ipotesi di reato alla base dell’inchiesta (partita forse all’inizio di settembre) sarebbero truffa e somministrazione di prodotti dopanti. La notizia è ovviamente passata di bocca in bocca, fra Francia, Gran Bretagna e Italia, ma la stampa ippica o non ha ripreso il fatto o ne ha dato conto soltanto in maniera molto defilata (è il caso di Paris Turf, che ha intitolato in forma neutra Una scuderia perquisita, sostanzialmente ridimensionando il caso), e la stessa France Galop si è mossa con enorme cautela.

Andrea Marcialis, raggiunto telefonicamente ieri pomeriggio, ci ha spiegato: «Si sono presentati giovedì mattina con anche i cani antidroga e hanno perquisito tutta la scuderia. Hanno trovato solo due prodotti cortisonici corredati peraltro di prescrizione veterinaria, e niente altro. Mi hanno sequestrato due cellulari, ma uno dovrebbero restituirmelo già domani. Nel verbale che mi è stato fatto firmare, è scritto che non hanno trovato nulla di
irregolare. Hanno anche effettuato prelievi a tre cavalli che dovevano correre, ma questo non è strano, stanno facendo molti prelievi un po’ a tutti. Per mia tranquillità, ho chiamato anche i veterinari che collaborano con me ma lavorano anche con altri colleghi. Mi hanno detto che non si spiegano un simile accanimento. La normativa legata al doping è comunque cambiata, in Francia. Non è strano che un cavallo risulti positivo a un prodotto proibito, ma somministrato a scopo curativo, a causa di uno smaltimento più lento del normale. In questi casi, l’allenatore viene multato ed è finita lì, e questo fino a cinque positività; è successo a diversi trainer anche molto noti. Ebbene, a me non è mai capitato neanche questo. Non so dire se questa inchiesta sia partita per istigazione di qualcuno. Certo, quando uno vince tanto, come me quest’anno, suscita gelosia. Sono sereno, ho trenta uomini in regola, e mi conforta la solidarietà che ho riscontrato sui social, come Twitter».

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Claudio Felisari