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Firenze: Lunedì 25 Aprile c’è la 195^ Corsa dell’Arno, la “nonna” delle corse d’Italia. La storia e schieramento completo

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Tutto pieno, campo partenti esaurito in ogni ordine di posto. Si preannuncia una bellissima edizione della corsa dell’Arno, la “nonna” delle nostre corse giunta alla edizione numero 195.

Sedici cavalli al via racchiusi tutti in 7 chili e mezzo! La scala è aperta da Clarenzio Fan e chiusa da Rainmaker. Folta rappresentanza dei Botti di Cenaia ma in generale è una corsa bellissima, che non ha un solo favorito chiaro ma una serie di performer tutti di livello. C’è anche Deeper Dive, vincitore dello scorso anno in un finale intensissimo e bellissimo.

L’Albo d’oro degli ultimi anni recita così: 2015 Demeteor Razza dell’Olmo Germano Marcelli; 2016 Mickai Dioscuri Walter Gambarota; 2017 Multicolours P.Convertino Iacopo Bindi; 2018 Pythius Mario Lanfranchi Luca Maniezzi; 2019 Frutireu Stefano Botti Dario Vargiu; 2020 Blu Navy Seal Sc Jerome Dario Vargiu, 2021 Deeper Dive, con Claudio Colombi in sella per il training di Endo Botti.

La storia della corsa dell’Arno è ricca di aneddoti:

All’inizio dell’Ottocento, Firenze, capitale del Granducato di Toscana, conosceva un periodo di eccezionale prosperità, concentrando su di sé un coacervo di interessi economici, culturali e politici. Molte fra le più nobili e facoltose famiglie d’Europa, russe, polacche, francesi e britanniche, avendone fortemente subito il particolare fascino, risiedevano stabilmente nella città del giglio. Nel Prato del Quercione, all’interno del Parco delle Cascine, già antica riserva di caccia dei Medici, fin dal 1814 i rampolli delle facoltose e potenti famiglie si dilettavano a gareggiare fra loro, montando personalmente i purosangue di selezione pregiata, che alloggiavano in scuderia insieme ai cavalli comuni, destinati questi ultimi al trasporto delle carrozze. Da una sfida scherzosa si originò l’idea di creare quella che si sarebbe poi rivelata la più antica corsa d’Italia e che nel 1827 fu denominata Premio dell’Arno.

Fu solo successivamente che essa prese il nome attuale di Corsa dell’Arno. L’anno successivo fu istituita la Tazza d’Oro, seguita nel 1829 dalla formulazione della prima corsa ad handicap d’Italia. La dotazione economica che supportava la Corsa dell’Arno raggiungeva l’inconsueta e strepitosa cifra di 170 zecchini d’oro, di cui 120 spettavano al vincitore e 50 al secondo arrivato, un ammontare adeguato all’alto lignaggio dei primi organizzatori stranieri, che rispondevano al nome altisonante di alcune fra le più rinomate casate quali i Demidoff, Poniatowski, Astley, Baring, Hawley, Normamby, De Puilly, Thellusson. In un secondo tempo alcuni gentiluomini locali aderirono con passione alle nuove iniziative ippiche e fra di essi si distinsero i Fazio, Gasperini, Lucchesini, Pucci fino ai Meli.

Le 192 edizioni della Corsa dell’Arno hanno attraversato le diverse fasi della storia italiana, distribuite su tre secoli, da mera espressione geografica alle guerre d’indipendenza risorgimentali, all’unità d’Italia ed alla conseguente ed inopinata cacciata degli illuminati Lorena, a capitale del Regno, alle due nefaste guerre mondiali, fino alla devastante alluvione del 1966, che seppellì implacabilmente sotto il fango ed i detriti i due ippodromi fiorentini Visarno e Le Mulina. Questa corsa al galoppo, che orgogliosamente contiene nel proprio albo d’oro il marchio prestigioso delle più importanti scuderie del Turf Nazionale e che ha concretamente contribuito alla nascita ed allo sviluppo dell’ippica nel nostro paese, da circa 40 anni viene disputata il 25 Aprile di ogni anno, mantenendo un notevole richiamo sui fiorentini, i quali in quell’occasione affluiscono a migliaia all’ippodromo del Visarno. Dal 2001 al 2003 si sono registrati i record di presenze, il pubblico infatti è oscillato dalle undicimila alle tredicimila unità, rappresentando perciò per Firenze, dopo il calcio, il primo degli sport, davanti a volley, pallanuoto e basket. Questo è stato purtroppo il primo anno, dopo una lunga carriera di impegno e passione, della Corsa dell’Arno senza il suo patron Cesare Meli scomparso da 2 anni. A cura di Stefano Tani.