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Italians: Umberto Rispoli, intervista esclusiva a The Asian Report. Rivelazioni esclusive, gli up and down e poi la svolta: “Ero pronto a mollare, poi..”

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Sul sito di Asian Report, è stata pubblicata una intervista interessantissima ad Umberto Rispoli che sta vivendo un momento d’oro a Del Mar, in California. L’articolo si intitola: “L’America è il tonico di cui Umberto Rispoli aveva bisogno. A tre anni da una lugubre serata a Hong Kong, l’esuberante fuoriclasse italiano si gode la vita al raduno estivo di Del Mar“.

Una volta messe alle spalle le esperienze negative ad Hong Kong (dal punto di vista sociale, non tanto dal punto di vista sportivo), si è ripreso con gli interessi delle proprie capacità apprezzatissime nella west coast americana, e si aperto al giornalista David Morgan rilasciando molti concetti interessanti sul passato, presente e futuro. Abbiamo selezionato alcuni passaggi che riteniamo interessanti e desideriamo pubblicarle anche sul sito Equos. In fondo trovate l’intervista integrale in lingua originale

L’intervista comincia con una pagina nera della carriera di Umberto, in una notte di fine Giugno 2019, quando cadde in una sorta di loop negativo sportivo ad Hong Kong. “Ero pronto a mollare perché ero davvero a terra con il morale”, dice Rispoli a The Report . “Stavo facendo tutto correttamente: ero professionale, montavo leggero, lavoravo sodo e mi allenavo sodo, ma la gente laggiù ti vede come un numero. “Lo giuro, mi passava tutto per la mente e ho pensato: ‘Non posso andare avanti così’. Quella notte ho deciso che dovevo cambiare qualcosa nella mia vita o stavo per smettere”.

Eppure le cose erano iniziate bene 7 anni prima con un supporto continuo, prima di cominciare la discesa di interesse: “Hong Kong è un posto difficile e se le corse non vanno bene cominci a pensare negativo e non c’è modo di tornare indietro con i pensieri”, dice. “Lì sei il tuo agente: devi trovare le monte da solo. Ci stavo lavorando sodo, ma poi le persone non ti danno chances perché non hai vincitori. I proprietari non capiscono che non hai vincitori perché non hai alcuna opportunità di avere un vincitore. Quando il tuo cavallo è 99-1, questo rende la vita complicata”. E poi in un altro passaggio ha parlato dei problemi in oriente: “Hong Kong era una città fantastica in cui vivere e il Jockey Club ti dà delle cose, quindi i costi sono bassi, come un’auto, un’assicurazione, un posto dove vivere, è abbastanza giusto, è davvero giusto. Ma non è giusto che sappiano cosa fai ogni giorno. Hai bisogno di quell’interruttore off”, dice. Alla fine, vivere e lavorare in pista a Sha Tin, nello stesso complesso della maggior parte degli altri fantini, oltre che degli allenatori, è diventato troppo opprimente per Rispoli. “Sei sempre sul radar. Non puoi andare in spiaggia con la tua famiglia o qualunque cosa tu voglia fare senza che le persone tengano traccia di quello che stai facendo. Non c’è molta privacy in quella vita,” continua. 

“E non è salutare vedere le stesse persone ogni giorno e ogni notte. Hai problemi con un allenatore perché una gara del giorno prima non è andata bene e abiti nello stesso edificio; devi vederlo di nuovo al mattino a chiedere un passaggio, e poi lo vedi di nuovo nel pomeriggio e non saluta perché non è contento di come è andata quella gara. Le persone non hanno nemmeno il tempo o lo spazio per lasciare che le cose vadano avanti”.

E poi la svolta: Un giorno, mentre era a bordo del letto, tormentato, il suo telefono squillò. Era un vecchio amico, Marco Bozzi, un bloodstock agent con sede a Roma. “Che stai facendo li?” chiese Bozzi. “A essere sincero, non lo so.” “Vorresti andare in America?” E da li la svolta. Nell’intervista si parla anche del background socio-culturale nel quale è cresciuto, in particolare a Scampia che ha guadagnato fama nella cultura pop come ambientazione del brutale dramma televisivo Gomorra, che racconta storie reali. “Se capisci quel contesto, capisci anche la mia personalità”. “In un quartiere del genere, devi essere così o le persone ti cammineranno in testa. Ma devi anche essere saggio: negli affari, nello sport, non puoi pensare che tutti cerchino di calpestarti ma allo stesso tempo, non vuoi essere quello stupido, quello che la gente sfrutta”

E poi si parla di esordi, di come abbia messo il sedere su una sella a 7 anni su un cavallo, il più tranquillo della scuderia. “Pesavo 35 chili, non sapevo nemmeno come gestire una bestia del genere. Ma il mio obiettivo era quello di fare il fantino dal giorno 1 della mia storia”

Nell’intervista ci sono altri passaggi del trasferimento in America e della vita in California e di quando Bozzi lo mise in contatto con l’agente dei fantini Ron Anderson. Parlarono al telefono e poco più di un mese dopo, il due volte campione italiano e il più grande agente fantino del Nord America si incontrarono a Saratoga. “Voglio incontrare persone e vederle in faccia quando devo prendere una decisione così enorme per la mia carriera, quando devo trasferire la mia famiglia da un mondo all’altro”, dice Rispoli. “L’ho incontrato e in due minuti ho capito che quel ragazzo avrebbe cambiato la mia vita. Quando probabilmente il miglior agente in America ti dice che pensa che tu abbia il talento e le capacità per avere successo lì, lo prendi come un complimento e fai la mossa.

Nel 2020 ha ottenuto 126 vittorie per premi in denaro superiori a 7 milioni di dollari. L’anno scorso è migliorato a 130 e più di 10 milioni di dollari; e, finora quest’anno, ha 46 vittorie sul tabellone per un guadagno di 4,2 milioni di dollari. La stagione procede bene, si nu mostr Umbertì.

L’intervista completa originale la trovate cliccando su questo LINK