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A Siena torna il Palio! Oggi 16 Agosto quello dell’Assunta. Storia, partecipanti e dove vedere in tv l’edizione 2022

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Forte attesa a Siena per il Palio di domani che si preannuncia scintillante proprio come quel drappellone di paillettes, realizzato da Andrea Anastasio, che si contenderanno le 10 contrade sul tufo di Piazza del Campo. Infatti ad accendere tensione e strategie, e pure i ‘partiti’, cioè le trattative fra le contrade, saranno ben sei rivali ai canapi della Mossa, cioè Nicchio e Valdimontone, Leocorno e Civetta, Chiocciola e Tartuca, contrade “nemiche” che hanno non solo l’obiettivo di vincere ma anche quello di non far vincere la rivale.

Il palio sarà visibile in TV: In virtù dell’accordo siglato tra il Consorzio per la tutela del Palio e il gruppo Cairo, sarà trasmesso in tv su La7. La diretta scatterà a partire dalle ore 16,45 con il momento clou della mossa attesa dalle 19 in poi. La telecronaca, come a luglio, sarà affidata ancora a Pierluigi Pardo che avrà come spalla Giovanni Mazzini, storico dell’evento

Tuttavia, sarà il Palio del ritorno alla normalità dopo la carriera del 2 luglio scorso, dove la corsa si è ridotta alla partecipazione di sole sei contrade. Inoltre, torna sul verrocchio del mossiere Bartolo Ambrosione dopo le polemiche intorno alla gestione della mossa da parte di Renato Bircolotti, critiche che hanno travolto anche i capitani di contrada sulle scelte di cavalli.

Ma non è tutto: dopo i tanti esordienti nella carriera dedicata alla Madonna di Provenzano, domani sul tufo saranno sette i barberi, i cavalli, con almeno un Palio alle spalle. Due di loro, Remorex nella Tartuca e Zio Frac nel Nicchio, che possono vantare almeno una vittoria. Gli occhi della piazza saranno puntati soprattutto su Giovanni Atzeni detto Tittia, fantino vittorioso a luglio nel Drago e domani con il giubbetto del Leocorno, e sul fantino Jonathan Bartoletti detto Scompiglio nella Chiocciola. Assente sarà ancora una volta Luigi Bruschelli detto Trecciolino che rischia di veder svanito per sempre il sogno di eguagliare il record di 14 Palii vinti che detiene lo storico fantino Aceto, al secolo Andrea de Gortes. Sperava di poter esordire invece Michel Putzu, ma gli è stata fatale la caduta alla curva del Casato nella prova di domenica. Per questo motivo i dirigenti della Giraffa lo hanno sostituito con Federico Guglielmi, anch’egli debuttante.

Il 2 Luglio si è tenuto il Palio di Provenzano, ecco come è andata a finire.

LA STORIA DEL PALIO E SPIEGAZIONE DELLA CORSA:

Palio: Partecipanti

La corsa si svolge nella piazza centrale Piazza del Campo; a ogni Palio partecipano 10 contrade tra le 17 totali, scelte a sorte e secondo un particolare regolamento che consente la costante rotazione delle partecipanti. Corrono di diritto le 7 contrade che non hanno corso il Palio corrispondente dell’anno precedente, e un mese prima del Palio (l’ultima domenica di maggio per quello di luglio, e la prima domenica dopo il Palio di luglio per quello di agosto) vengono estratte a sorte le 3 contrade mancanti; l’annuncio al popolo è dato attraverso le bandiere delle tre contrade estratte che vengono issate alle finestre di Palazzo Comunale. Vengono inoltre estratte le altre 7 contrade rimanenti, per stabilire l’ordine di sfilata nel corteo storico; esse parteciperanno di diritto al corrispondente Palio dell’anno successivo. In caso di Palio straordinario, avviene un sorteggio tra tutte le contrade per determinare le dieci partecipanti

Le fasi della “mossa”

Nel pomeriggio, prima della corsa, dal Duomo si snoda la passeggiata storica durante la quale sfilano i mazzieri, i figuranti e i cavalieri rappresentanti il Comune e le istituzioni storiche cittadine, oltreché le “comparse” delle contrade, i cui figuranti indossano le “monture”, ossia i costumi con i colori delle rispettive contrade.

Dopo il corteo storico (alle 19:30 a luglio, alle 19 ad agosto), i fantini escono a cavallo dall’entrone del Palazzo Comunale, ricevono il nerbo (tendine di bue essiccato per sollecitare il cavallo) e si portano nella zona della partenza, chiamata “mossa”. Il punto di partenza si trova all’altezza del vicolo della Costarella dei Barbieri, cioè nel tratto precedente alla Fonte Gaia. A questo punto il “mossiere”[25], giudice unico della validità della partenza situato su un palco detto “verrocchio”, riceve una busta contenente l’ordine di allineamento ai canapi, ossia due lunghe corde che delimitano la zona di partenza. Per accedere alla zona tra i due canapi, la corda posteriore è più corta ed è sorretta da un meccanismo chiamato “verrocchino”; in questo modo viene lasciato uno spazio attraverso il quale i cavalli fino al nono possono entrare e quello sorteggiato “di rincorsa” può determinare il momento di partenza.

L’ordine di ingresso è segreto fino all’ultimo momento, e viene determinato con un meccanismo automatico chiamato “fiasca”. Esso è composto da un tubo verticale che termina dentro un serbatoio. Prima che i cavalli escano dall’entrone, i “Deputati della Festa” (i fiduciari del Comune nominati di Palio in Palio, garanti e responsabili del corretto svolgimento di tutte le operazioni legate alla corsa) pongono dieci sfere di legno, detti “bàrberi”, raffiguranti i colori delle contrade partecipanti dentro il serbatoio, sul quale attaccano il tubo verticale dotato di dieci fori numerati. La “fiasca” viene poi agitata, così da far disporre casualmente le sfere, che vengono fatte scivolare nel tubo (nel frattempo coperto); il tutto viene poi sigillato. Nel momento in cui i cavalli e i fantini raggiungono la curva del Casato, il tubo viene scoperto e i sigilli vengono rimossi: l’ordine viene così appuntato su un foglio, fatto recapitare dal comandante della Polizia municipale direttamente al “mossiere” in piazza.

A questo punto il “mossiere” chiama le contrade dentro i canapi secondo l’ordine stabilito. La decima contrada resta fuori, essendo quella “di rincorsa”, che potrà entrare tra i canapi già al galoppo passando nello spazio fra il verrocchino e il lato esterno della pista, e dare così il via alla corsa. Di conseguenza chi decide il momento di inizio della corsa non è il “mossiere” ma il fantino del cavallo “di rincorsa”. La capacità del “mossiere” sta nel riuscire a percepire per tempo l’azione della rincorsa e sganciare con un pedale il canape anteriore posto davanti alla linea degli altri nove cavalli con il giusto tempismo; giudice insindacabile è il mossiere stesso.

Durante questa fase, è comune tra i fantini adottare strategie, porre veti incrociati, tentare di raggiungere accordi. I momenti prima della partenza sono infatti quelli in cui i fantini possono chiedere e cercare collaborazioni o aiuti ad altri fantini. Tutta questa attività è detta “fare i partiti”[28]. Ogni fantino sa che deve cercare non solo le migliori condizioni per una buona partenza del proprio cavallo, ma anche cercare le condizioni sfavorevoli per le contrade rivali. Pertanto, una delle preoccupazioni della “rincorsa” è quella di partire nel momento in cui le contrade rivali sono nelle condizioni peggiori al canape. Tali operazioni di partenza a volte risultano molto lunghe e si possono protrarre anche fino al calare della sera. Se la mossa si protrae a lungo e la visibilità diminuisce eccessivamente, il Palio può essere rinviato al giorno successivo, come accaduto ad esempio nel luglio 1991[29]; in questo caso viene esposta una bandiera verde dalla finestra del Palazzo Pubblico.

Immediatamente dopo la mossa (se valida) il mossiere abbandona la piazza e quindi non assiste alla corsa. Ciò avviene per ragioni di ordine pubblico[30].

La corsa: Una volta entrata la “rincorsa”, se considerata valida la partenza, prende il via la corsa. Il Palio viene vinto dal cavallo, con o senza fantino, dopo che per primo abbia compiuto tre giri della piazza in senso orario; la linea d’arrivo, segnalata da un bandierino, è nella stessa zona della partenza, pur non coincidendo esattamente (è leggermente più avanti rispetto alla mossa). In caso di arrivo di cavallo senza fantino, si parla di cavallo scosso. I fantini e i cavalli corrono con addosso rispettivamente il giubbetto e la “spennacchiera” con i colori della contrada.

Dopo la vittoria, i contradaioli festanti si precipitano sotto il palco dei Capitani a ritirare il drappellone, che sarà dapprima portato in chiesa (in luglio presso la Collegiata di Santa Maria in Provenzano, in agosto presso il Duomo) e poi conservato per sempre nel museo di Contrada. La Contrada festeggerà a partire dalla sera stessa e per settimane con una serie di cortei e cene nel proprio territorio (“cenini”)