Lettera aperta al direttore generale Remo Chiodi

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Dott, Remo Chiodi

Direttore generale ippica MASAF

Roma 19 dicembre 2023

Egr. Direttore le sottoscritte associazioni le inoltrano la seguente lettera aperta

L’ippica italiana è bloccata dalle questioni e dalle problematiche dei gestori delle società di corse.

Mentre ci si perde in questo ginepraio non si affrontano gli argomenti che riguardano il settore ippico. 

A meno che qualcuno non abbia il coraggio di affermare che l’ippica siano solo gli ippodromi!

Le società di corse italiane sono sovvenzionate in toto dallo Stato (caso unico nel mondo).

Dovrebbero garantire dei servizi che spesso assolutamente non garantiscono. I risultati negativi sono sotto gli occhi di tutti salvo rare eccezioni di società che andrebbero premiate ma che, anche a questo giro, non saranno minimamente premiate. Meritocrazia: non pervenuta.

I proprietari attendono con ansia di conoscere i provvedimenti adottati dal MASAF a seguito dello sciopero delle maestranze di Agnano in occasione delle batterie del gran premio ANACT, dove palesemente la società è stata incapace di gestire una emergenza rendendosi irreperibile e creando disagi ed ulteriori costi a carico dei proprietari. 

Alcune società hanno più manager della Fiat, ma l’unico risultato è solo far quadrare il loro bilancio. 

Le piste su cui corriamo, oltre ad essere in molti casi pericolose e procurare infortuni, non permettono prestazioni all’altezza della qualità dei cavalli. Lo dimostra il fatto che, sul miglio, dei 50 cavalli anziani italiani più veloci 45 hanno conseguito il proprio record su piste estere. Sulla media distanza tutti gli 82 cavalli anziani più veloci hanno migliorato il proprio record all’estero. Questo è il modo di valorizzare la nostra produzione?

Nessuna società di corse, salvo rare eccezioni, ha mai investito un euro se non proveniente dalle casse dello Stato.

Allo stesso tempo i proprietari, gli allevatori e gli allenatori investono in prima persona e si assumono quotidianamente il rischio d’impresa, ma alla fine sono alle mercé delle società di corse il cui scopo è continuare a portare a casa sovvenzioni a go go, finché ce n’è. 

Allo stato attuale quasi tutte le società di corse hanno ricevuto il rinnovo della convenzione e sono tranquille, hanno nuovamente messo in solido le loro aziende, che si corra o meno per loro gli introiti sono assicurati (vedi quanto avvenuto nell’anno 2020). Sono anche, in questi giorni, saltati fuori 2 mln in più. 

Ed il settore, quello che vede migliaia di famiglie che vivono di attività direttamente dipendenti dai cavalli e migliaia di appassionati che, a questo punto in maniera autolesionistica, investono sul loro acquisto e sulle sorti determinate in pista dalla loro attività?

Esiste un altro settore in cui una parte minoritaria che dovrebbe prestare servizio risulta così prepotente e preponderante?

Solo nel trotto ci sono circa 7mila cavalli in allenamento e 2 mila puledri in doma, significa che i proprietari spendono circa 10 milioni al mese per il loro mantenimento, in sostanza alimentiamo una filiera occupazione di oltre 2000 famiglie.

Solo nel trotto ci sono circa 700 allevatori che continuano ad investire e spendono circa 2 mln al mese per il mantenimento ed il miglioramento della razza.

Non dovrebbero questi avere attenzioni almeno paritetiche a quelle di 40 ippodromi?

Questi operatori investono per alimentare la filiera, circa 75 mln l’anno e lo fanno, forse ingenuamente, per mantenere una professione, per passione o per cento altre ragioni, forse molti di loro perché non hanno alternative professionali o perché sono ancora attaccati a quello che l’ippica italiana ha rappresentato, o perché vedono che all’estero è un settore rispettato e ben remunerato. Forse perché siamo degli inguaribili ottimisti.

Ecco, non dovrebbero questi, aldilà delle loro rappresentanze, delle consulte o quant’altro, essere rispettati, tutelati e tenuti nella massima considerazione anche in virtù della questione occupazionale?

Queste categorie hanno atteso oltre quanto era stato loro richiesto e lo hanno fatto con rispetto, delle istituzioni e delle altre parti integranti del settore a cui non si vuole assolutamente togliere niente.

Ma ha senso vedere tutte le energie utilizzate unicamente sulle tematiche degli ippodromi, esattamente come vediamo da 30 anni? Motivo principale di dove siamo arrivati. 

Ad oggi, 19 dicembre, non si conosce ancora il calendario del prossimo anno nonché la programmazione ed il montepremi, solo ed esclusivamente perché si aspetta con dovuto ossequio e rispetto cosa succederà a Roma Capannelle e Follonica, due ippodromi con problematiche note da tempo, 2 ippodromi molto discussi e discutibili bloccano un comparto intero, assurdo.

Ad oggi non si è mai parlato di cavalli, di allevamento, di corse, di proprietari, di record, di genetica, di piste, di grandi premi e di nient’altro che sia direttamente conducibile al settore e ai fini istituzionali reali che si dovrebbero perseguire. Perché l’ippica esiste, in tutti paesi del mondo, per valorizzare i cavalli, non per mantenere gli ippodromi!

Eppure si discute solo di remunerazione degli ippodromi e, per caduta, di giornate di corse. Neanche si cita la parola “cavallo”!

Come se i cavalli servissero per utilizzare gli ippodromi. Ma non dovrebbero invece essere gli ippodromi funzionali all’attività agonistica e alla valorizzazione dei cavalli e del lavoro dei professionisti, nonché a creare per i proprietari le massime soddisfazioni possibili? In tutto il mondo funziona cosi. 

Di questi non interessa niente a nessuno, ed il MASAF, pressato in maniera a nostro avviso esagerata, continua a garantire gli ippodromi, ci auguriamo per una sorta di ingenuità dovuta alla mancanza di esperienza. Non può essere altrimenti.

Quando cominciamo a parlare di “cavalli”, della loro valorizzazione?

Attentiamo risposte palesi e concrete, 

Grazie dell’attenzione

IMPRENDITORI IPPICI ITALIANI

Enrico Tuci

CIGA

Mario Minopoli

FEDERNAT

Mauro Biasuzzi

ORGANISMO IPPICO

Marco Folli

SNAPT

Antonio Somma